Architetto svolge progettazione ex-novo, ristrutturazione e frazionamento di immobili civili ed industriali; arredamento di interni per abitazioni, locali pubblici ad uso commerciale e di intrattenimento; design, allestimenti e arredo con materiali tecnologicamente avanzati ed affidabili.  
  Architetto Salvatore Bianco iscritto all'Ordine degli Architetti di Firenze

Giovedì 11 marzo 2004, Piacenza.

 
LIBERTA' : <<La Galleria Ricci Oddi deve rivedere il rapporto con la città>>

 

(Breve estratto). All'incontro di presentazione del progetto di trasformazione della Galleria Ricci Oddi sono intervenuti, oltre agli architetti Salvatore Bianco e Ivano Fiamma, anche il direttore del Museo di S.Siro, Stefano Fugazza e l'architetto Massimo Ferrari, docente del Politecnico di Milano. ..Fugazza ha rilevato il taglio avveniristico e stimolante del progetto. Interessante la proposta di "far crescere i compiti e le funzioni del museo, accanto a quelli tradizionali, in una società dove sono scomparsi altri luoghi di aggregazione". L'architetto Ferrari ha evidenziato come ai progetti culturali debbano corrispondere progetti architettonici, di modificazione degli spazi. "Condivido profondamente l'idea di base che il museo non sia solo l'edificio della galleria, ma anche tutto l'intorno", ha aggiunto Ferrari, evidenziando alcuni esempi di coraggiosi interventi in contesti storicizzati: il museo Revolterra a Trieste ridisegnato da Carlo Scarpa o le piramidi di Ieoh Ming Pei al Louvre.

 

 
 
LA CRONACA di Piacenza: <<Un abito nuovo per la Ricci Oddi>>

(Breve estratto). "Ci ha colpito l'architettura -hanno detto i due progettisti- ma soprattutto la posizione del complesso in un punto strategico di Piacenza, tra la città vecchia e quella nuova". I due architetti si sono concentrati molto sull'inserimento urbanistico del lotto su cui sorge la galleria; gli spunti più interessanti vengono proprio da una nuova fruibilità della struttura in relazione alla sua posizione. "Vogliamo dare flessibilità a una struttura che ad uno stato attuale è serrata, chiusa su se stessa come una fortezza. Dal punto di vista architettonico, a nostro avviso l'attuale percorso espositivo è quasi labirintico; localizzando le sale adibite all'esposizione delle opere negli spazi attorno all'ottagono e progettando un corridoio semi-trasparente esterno che conduca in ogni sala, abbiamo voluto rendere più chiaro al visitatore il percorso da seguire. "Oltre alla flessibilità nei confronti dell'esterno, abbiamo dato alla struttura nuove tecnologie e più ambienti di servizio, donando una nuova vitalità. L'aspetto del progetto che più ha interessato l'architetto Massimo Ferrari, docente di composizione architettonica al Politecnico di Milano, è la riqualificazione del giardino. Lo studio del lotto sul quale sorge la Galleria ha spinto infatti i due architetti a pensare nuovi percorsi e nuovi accessi. In questo modo il visitatore non solo percorre tutto lo spazio e ammira la struttura dell'architetto Arata dall'esterno, ma può anche partecipare ad eventi musicali o performances artistiche organizzate all'aperto nei nuovi luoghi progettati. "Non è un'architettura effimera", dichiara Ferrari, perchè risolve problemi reali quali la flessibilità delle strutture, la luce e l'utilizzo per moderne espressioni artistiche dei locali novecenteschi. "Le loro osservazioni dalle quali sono partiti sono reali ed interessanti".

 

 

 
 

DESCRIZIONE DEL PROGETTO

L’originaria conformazione della Galleria Ricci Oddi prevede una distribuzione tramite uno spazio di servizio longitudinale alla struttura che culmina all’apice in un sistema distributivo radiale, accompagnando i visitatori alle varie sale della mostra. Questo tipo di distribuzione rispetta quello che è l’allestimento delle opere secondo il “regionalismo”, raggiungendo così l’obbiettivo che si era prefissato il progettista.

Il progetto esposto in questa tesi si è proposto di aumentare la flessibilità del percorso distributivo, nonché facilitarne la percorrenza, permettendo una concentrazione maggiore dei fruitori verso le opere esposte. Per raggiungere tale obbiettivo sono state lasciate invariate le sale radiali, ma il percorso della galleria è stato portato all’esterno, tangente alla testa dell’edificio, stabilendo per altro una nuova relazione con il lotto su cui persiste il corpo fabbrica. Il vecchio percorso centrale è stato “svuotato” e si è creato un percorso d’acqua che percorre longitudinalmente tutto l’edificio: nasce dalla Sala d’onore e termina nel baricentro della sale radiali a una quota inferiore; questo è stato possibile perché la parte “radiale” della Galleria è stata riprodotta al piano inferiore, creando nel nucleo centrale e nell’asse longitudinale un doppio volume a cielo aperto, proprio come un esterno. Al livello superiore della Galleria si è prevista un’esposizione permanente e tutti i servizi della galleria, nonché due aule conferenze, che supportano una capienza per possibili visite delle scolaresche. Questo perché dalle ricerche effettuate si è visto che l’interesse artistico di ogni individuo, inizia proprio dalla più tenera età.Il piano inferiore è stato creato appositamente per un circuito di esposizioni di arte contemporanea e sono stati riservati due sale a doppio volume adibite a laboratorio, alle quali ci si affaccia da una passerella alla quota del piano superiore. I due circuiti sono ben distinti: al livello superiore si accede nel percorso da un lato della Galleria, mentre nell’altro livello si accede dal lato tergale o dall’ultima sala dell’esposizione permanente; è proprio in questo spazio che prevedendo un collegamento verticale, si ha la possibilità di unire i due circuiti, creando un unico percorso, ottenendo la flessibilità voluta. Si può accedere al lotto sia dal lato frontale che dal lato tergale; immediatamente dopo la Sala d’onore si può individuare un asse trasversale che attraversa l’edificio; questi due interventi rendono la superficie dell’intervento molto fruibile e mette in evidenza il rapporto interno-esterno, facendo quasi perdere le tracce del limite. Di questo rapporto è molto eloquente il doppio volume interno dove troviamo il percorso d’acqua, il “tunnel” esterno perimetrato da un telo translucido e la prospettiva mirabile dal Salone d’onore verso l’accesso opposto. Il sistema di illuminazione è costituito da un sistema di lame montate su un telaio circolare che ruota intorno al suo centro. Questo meccanismo consente sia un’illuminazione diurna diffusa che diretta, secondo l’orientamento delle lame rifrangenti i raggi solari; all’occorrenza la disposizione delle lame in posizione orizzontale ricrea la più completa oscurità. Il progetto si è sviluppato verso l’esterno. Lo stesso caffè si proietta verso il chiostro che diventa, oltre ad uno spazio espositivo all’aperto, un ambiente di socializzazione. Nella parte posteriore dell’area insiste un anfiteatro per rappresentazioni sia teatrali che musicali, ampliando così il raggio di azione dell’ Associazione che gestisce la Galleria. Questo comporta di conseguenza un coinvolgimento di un nuovo pubblico, specialmente quello più giovane, aumentando così il numero di persone che usufruiscono degli spazi della Galleria Ricci Oddi, cercando di abbracciare un più vasto numero di Piacentini. Nel progetto si è cercato di avvicinare le diverse discipline artistiche, incentrandole in uno spazio comune, per far si che tutto lo spazio di intervento fosse un unico ambiente di socializzazione.

 
Pianta del progetto Sezione longitudinale del progetto Sezione trasversale del progetto Sistema di illuminazione Percorso esterno Architetto in Firenze Architetto in Parma

 

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